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20 agosto 2009

Siamo davvero consapevoli di quello che compriamo?

In questi ultimi periodi grazie agli studi universitari ho avuto occasione di approfondire un po' l'argomento ed elaborare qualche conclusione. L'argomento chiave del discorso per quel che mi riguarda è racchiuso in una sola parola: consapevolezza. L'evitare di nascondersi dietro luoghi comuni o di attribuire punteggi superiori a certi prodotti solo perché hanno il supporto di marchi famosi.

Mi spiego. Che differenza ci può essere tra un occhiale griffato e un occhiale senza brand comperato in qualche spaccio nelle zone del distretto dell'occhiale? Ve lo dico io, nessuna. In moltissimi casi la piccola ditta che assembla occhiali per i grandi gruppi italiani per cercare di arrotondare vende gli stessi occhiali non marchiati. È una strategia comune. Lo fanno anche alcuni produttori di alimenti, producono i nostri biscotti preferiti con il loro bel marchio sopra e, nello stesso momento, ne producono altrettanti che verranno poi venduti con il logo del supermercato. Stesso prodotto, stessa qualità, cambia solo il prezzo.

Eppure nessuno si lascia convincere. Sono in pochi quelli che si lasciano convincere da una polo bianca se sopra non vedono il coccodrillino, la coroncina d'alloro o il cavallino. Senza scendere ai livelli più infimi della qualità si trova benissimo lo stesso prodotto a decine di euro di meno, eppure non basta.

La domanda è sempre la stessa, pungente, con la risposta preceduta da una smorfia di fastidio:
"Ma perché hai speso quei soldi che con la metà ti compravi due magliette??"
Quando manca la consapevolezza si ricorre a giustificazioni più o meno originali, divertenti, magari anche impacciate e imbevute di imbarazzo:
"Eh, ma vuoi mettere la qualità??"
Questa è quella che va per la maggiore, perché ci piace mentire a noi stessi ogni tanto, quando non riusciamo ad arrivare all'uva è ovvio che comunque questa sia acerba. Quando guardiamo lo scontrino e leggiamo "Made in China" sull'etichetta la vista si annebbia parlando di qualità ma facciamo in modo che passi tutto in fretta.

Mi sono piaciute le parole di un nostro professore che ha tirato fuori la parola "consapevolezza", per indicare come non servano scuse, non serva parlare di qualità per magliette che costano 80 euro perché sarebbe assurdo immaginare che questa non esista. È in effetti una volta superato questo ostacolo, possiamo dire quello che vogliamo, essere veramente sinceri e alla domanda peggiore rispondere con un:
"Mi piaceva, la qualità è dignitosa, non mi interessa sapere chi e come l'ha prodotta, mi piace soltanto. Provo piacere per quello che evoca quel marchio, mi identifico, sogno, mi piace."

Così è facile. Quando non c'è bisogno di nascondersi dietro a qualcosa le cose vanno davvero molto meglio.

Non mi nascondo neppure io quando compro quello che mi piace, compro un paio di Superga perché le portava anche mio papà quando da giovane giocava a tennis, una polo Ralph Lauren perché mi sta simpatico il marchio, unico vero esempio dell'eleganza americana, mi piace vedere il logo del giocatore di polo a cavallo specie nei modelli con il logo colorato, ho sempre preso iPod perché mi piace la storia di quella mela morsicata, perché forse in effetti il multitouch qualche soldo li vale, ma per ascoltare i propri mp3 basta anche molto meno, ho sempre avuto cellulari Nokia perché il mio primo telefono era di questa marca e da quel momento non ho più cambiato, anche se non ho avuto sempre esperienze positive ma quando qualcosa piace non ci sono molte cose da aggiungere.

Tutto qui. Non è reato farsi trasportare dal fascino che hanno certi marchi, l'identificarsi con un brand che sembra rispecchiare i nostri lati più nascosti, condividere i propri momenti con prodotti che ci piacciono che possono assumere un significato che va oltre il prodotto stesso.
La cosa bella è non avere paura di nascondersi, ammettere i motivi che ci spingono a scegliere un prodotto rispetto ad un altro, questo sì che ci rende diversi.

TPP | Tempo di preparazione post: 50 minuti.

2 commenti:

Noy a.k.a. Manah ha detto...

Posso farti un applauso? Difficilmente ci si sofferma su questo argomento, perché o dalla parte del "no logo" ci si ostina ideologicamente, o dall'altra parte ci si vomita addosso il discorso della qualità, mentre la realtà è ben diversa, la maggior parte delle volte.
Solo che è difficile far credere di aver speso 700€ in un iPhone solo perché si ha una cotta per la Mela. Lo scorso giorno ho risposto "perché da 7 anni uso Mac e mi sono sempre trovato bene" e mi è stato risposto "sì, ma almeno il flash potevano metterlo, per 700€".
Pazienza. Dopotutto ciò che conta è sentirsi a posto con se stessi, no?

Zion ha detto...

guarda, mi piace molto il post perchè lo trovo sincero. Ed è anche un buon punto di partenza per chi del brand fa un po' una "religione" (passami il termine) e prende in giro chi boicotta una azienda o un'altra. Proprio perchè non ci si identifica con la storia o con le scelte di un brand, si può decidere se comperare o meno un vestito, un oggetto di design, un servizio.

Detto questo, hai toccato veramente un argomento interessante! bravo!